La Resistenza a Uzzano

Data di pubblicazione:
07 Novembre 2020
La Resistenza a Uzzano

8 Settembre 1944: la Liberazione del Comune di Uzzano

In quel venerdì, un'ambulanza con a bordo una finta ammalata, la pesciatina Ivonne Mariani, moglie del partigiano "Ganna", si recò alla Chiesina e fece da apripista agli angloamericani in direzione della città di Pescia. I nostri nonni ci raccontavano che le truppe alleate, al loro passaggio, lanciavano alla folla festante cioccolate, gomme da masticare e altre golosità che non si erano mai viste dalle nostre parti. Le brigate partigiane, che sul nostro territorio erano per lo più riconducibili alla "XI zona" di "Pippo", al secolo Manrico Ducceschi, scesero dalle colline e convogliarono tutte verso la piazza di Pescia. Le campane di tutti i paesi suonarono a festa, sul campanile di Uzzano alcuni giovani issarono la bandiera Tricolore.

La lotta partigiana nel nostro Comune era coordinata da un Comitato di Liberazione Nazionale, espressione delle forze politiche democratiche, congiunto tra Pescia e Uzzano. Soltanto alla fine del '44, si costituì un CLN autonomo per Uzzano, a capo del quale fu posto Carlo Angeli, democristiano, già assessore comunale prima del fascismo, poi consigliere comunale e provinciale nel Dopoguerra. Assieme a lui, Lodovico Rossi, socialista, Gino Parlanti, democristiano, Bruno Natali e Arturo Angeli, comunisti. Collaboratori il prof. Adolfo Bagnatori, monarchico, Otello Ercolini, democristiano, e Pietro Sabatini, il popolare macellaio "Pippotto" di S. Lucia, liberale.

La nostra gente poteva ora far festa, lasciandosi alle spalle anni di sofferenze, lutti, distruzioni, persecuzioni. Anche Uzzano avrebbe potuto avviare l'altrettanto difficile periodo della ricostruzione materiale e morale del paese e delle sue frazioni.

Ecco le formazioni partigiane che agirono sul nostro territorio:

- 2° G.A.P. (Gruppo Azione Patriottica) “Siepe”, formatosi in seno al CLN di Pescia e Uzzano dopo l’8 settembre 1943, operante nella zona di Uzzano e Pianacci.

Componenti: Bruno Natali, capogruppo; Bruno Bellandi, vice caposquadra; Ivo Silvestri; Cesare Natali; Enrico Bellandi; Enrico Quiriconi; Vivaldo Franchi; Renzo Campioni; Siro Pieri; Angelo Brissi; Dino Capocchi; Fiorenzo Angeli; Irio Stiavelli; Idio Silvestri; Salvatore Guicciardo; Saverio Spicciani; Arturo Angeli; Silvano Incerpi.

Collaboratori: Luigi Petrini; Maria Incerpi; Rolando Del Ministro; Orlando Lucaccini; Ricciardo Incerpi.

- 13° G.A.P. (Gruppo Azione Patriottica) “Tania”, formatosi nell’agosto 1944 in seno al CLN di Pescia e Uzzano, operante nella zona della Costa e Santa Lucia.

Componenti: Duilio Antonini, capogruppo; Giuseppe Antonini; Ezio Pasquinelli; Michele Michelotti; Vasco Michelotti; Elio Minghi; Giovanni Franchi; Renzo Papini.

- Formazione Paganelli “Patria e Libertà”, formatasi nel giugno 1944 in seno al CLN di Chiesina Uzzanese, operante nella zona del Molinuovo e Torricchio.

Componenti: Marino Paganelli, capogruppo; Luigi Pacini; Edoardo Stipiti; Giovanni Magrini; Omero Pasquinelli; Edoardo Girolami; Lido Birindelli; Mario Bacci; Aldo Bacci; Vivaldo Bacci; Armando Bacci; Rino Niccolai; Ado Girolami.

 

L'assassinio di Giordano Rosi

Collocata sulla facciata del Palazzo del Capitano, una lapide marmorea ricorda l'assassinio di Giordano Rosi, avvenuto il 18 maggio 1925 ad opera dei fascisti locali. Il Rosi era un muratore pesciatino poco più che ventenne, di simpatie anarchiche, che si trovava a Uzzano per incontrare la sua ragazza o, meglio, come si sarebbe detto, la "dama". Passato a bersi un "quartino" alla mescita del paese, fu provocato da una "squadraccia" composta da fascisti di Pescia, del Borgo e anche di altre frazioni uzzanesi, che gli tese un'imboscata in mezzo alla Piazza Umberto I e uno degli squadristi gli sparò, ferendolo a morte. Di seguito, l'articolo di un giornale dell'immediato dopoguerra, nel quale si racconta l'avvenimento e la successiva commemorazione, durante la quale fu apposta la lapide.

Da “Il Risveglio/L’Avvenire” del 22/09/1945

"Onoranze alla vittima del fascismo Giordano Rosi

Il 18 maggio 1925, colpito alla fronte da un colpo di moschetto, partito da un gruppo di fascisti pesciatini imboscati nelle adiacenze della piazza principale del nostro Castello, cadeva il giovane lavoratore Giordano Rosi di Pescia. Di animo generoso, era sempre pronto a prendere le difese del debole ed è naturale che il fascismo fin dal suo sorgere lo avesse fra i suoi tenaci e attivi oppositori. Coraggioso fino alla temerarietà, di una forza non comune nessun atto di sopraffazione fascista potè essere compiuto alla sua presenza. Per questo fatto, era assai odiato e la sua soppressione era ritenuta indispensabile dai dirigenti fascisti di Pescia e Uzzano, e la vile imboscata a lui tesa ebbe il successo sperato. Avvenne la farsa del processo durante il quale si tentò d’infangare la memoria della vittima i familiari presenti alla seduta dovettero allontanarsi dall’aula perché minacciati dalla canaglia presente e il processo terminò infine con l’assoluzione per legittima difesa di un giovane criminale che tanta parte delittuosa ebbe anche successivamente nelle squadre fasciste della nostra zona, confessatosi autore dell’omicidio per salvare, come si dice, dietro pagamento, i veri responsabili. Dopo la liberazione della Patria, la cittadinanza giustamente attendeva che con sollecitudine fosse riaperto il processo, affinché la giustizia alfine potesse trionfare; ma fino a oggi non sappiamo poi quali lungaggini burocratiche l’attesa è stata vana. Intanto, a cura della Sezione comunista di Uzzano, è stata posta una lapide nel luogo ove il delitto fu compiuto. L’inaugurazione ebbe luogo il giorno 16 settembre alla presenza dei familiari, di diverse rappresentanze di partiti di massa e di numerosi cittadini. Parlarono la compagna Vannelli, il compagno avv. Romei e il commissario prefettizio di Uzzano colonnello Piero Incerpi."

Ultimo aggiornamento

Giovedi 01 Febbraio 2024